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  • Immagine del redattoreGIANLUCA SCANU

Dinamo, ne hai di strada da fare! Milano vince ancora, non basta l'orgoglio di due quarti

DINAMO, ANCORA TABU'

Sempre migliorando, Sirbo, ma ancora non ci siamo: Milano se la cava con Datome e un ottimo centro gara, a Bucchi non basta il ritorno al canestro di Bendzius

Chris Dowe, 31 anni, in un momento di possesso palla nel secondo tempo (GETTY)

OLIMPIA MILANO 80

DINAMO SASSARI 75

Parziali: 13-19, 26-19, 21-18, 20-19

Progressivi: 13-19, 39-38, 60-56, 80-75

 

MILANO: Pangos 2, Tonut 0, Melli 4, Baron 13, Napier 14, Ricci 0, Shields 14, Hines 14, Datome 19, Voigtmann 8

Ct: Ettore Messina

Minutaggio più alto: Shields 33'

Più rimbalzi: Melli (8)

Più assist: Shields (5)

Espulsi: nessuno

 

DINAMO: Jones 7, Robinson 6, Dowe 12, Kruslin 3, Treier 4, Stephens 10, Bendzius 21, Gentile 2, Raspino 0, Diop 10

Ct: Piero Bucchi

Minutaggio più alto: Dowe 33'

Più rimbalzi: Dowe (9)

Più assist: Dowe (6)

Espulsi: nessuno

 

Note: spettatori 7.116, incasso non comunicato, tiri totali 54-61, rimbalzi 36-31, falli 19-27, in serie playoff Olimpia Milano-Dinamo Sassari 2-0


MILANO

L'ANALISI Di Gianluca Scanu



Sebbene Sirbo stia dando segni di vita, di crescita e, soprattutto, di poter competere con le big, ancora manca qualcosa. L'Olimpia glielo dice chiaramente in faccia: la continuità di prestazioni, la fragilità, la precisione ai tiri che consente di dilagare nel momento cruciale.

Troppe le palle perse nel secondo tempo, poche le penetrazioni, in casa Dinamo, anche se in quel poco il suo l'ha fatto, a differenza di altre partite contro i meneghini di questo quadriennio.

Ma se l'unica consolazione, anzi, le uniche, sono il ritorno a segno di Bendzius e la partita da tuttofare di Dowe, nonché un gruppo più unito, vivace e capace di lottare fino all'ultimo respiro, la strada per sfatare il tabù è ancora lunga.

Milano si mostra ancora una volta una squadra completa, molto più continua, molto meno fragile, e su tutti con un Datome scatenatissimo ed esemplare nella sua vena realizzativa.

Il solito nervosismo alla fine, che coinvolge Dowe e Jones, reo di aver sprecato due rimbalzi su errori meneghini, e che lascia strascichi di amarezza.

L'ultimo appello, giovedì al Palaserradimigni, sarà dunque fondamentale. Sia per la prosecuzione o meno dei playoff, sia per il futuro di qualcuno che, al momento, non pare essere da Dinamo.


La miglior Dinamo. Non è un plebiscito, come nelle precedenti 3 gare, da parte dell'Olimpia fin dall'inizio: sì, schiacciata fulminea di Shields e tripla di Baron, ma Messina non ha fatto i conti con qualcuno che aveva bisogno di un riscatto: Bendzius e Dowe. Il primo, da insufficiente negli ultimi due match, ha ripreso la china e segnato bombe a nastro, tornando peraltro determinante da tre punti, mentre il secondo ha svolto la funzione di tutto fare, segnando canestri decisivi per gli allunghi inaspettati dei sardi.

Con l'aggiunta del lavoro collettivo, dai buoni Jones e Robinson sotto canestro, l'ala lituana è il cardine di una Dinamo rigenerata, energica e capace di toccare il +8 al 9' (18-11).

 

La partita in cifre

MILANO
Posizione media dei giocatori

Baricentro: ALTO (31,1 m)

Possesso palla: 59,4%

Tiri segnati: 26/54 (48.1%)

Tiri da 3 punti: 10/30 (33.3%)

Tiri liberi: 18/27 (66.7%)

Rimbalzi: offensivi 8, difensivi 28

Assist: 15

Palle: stoppate 0, recuperate 4, perse 10

DINAMO
Posizione media dei giocatori

Baricentro: MEDIO (18,5 m)

Possesso palla: 41,6%

Tiri segnati: 27/61 (44.3%)

Tiri da 3 punti: 7/30 (23.3%)

Tiri liberi: 14/18 (77.8%)

Rimbalzi: offensivi 7, difensivi 24

Assist: 17

Palle: stoppate 0, recuperate 6, perse 8

 

Gli errori si pagano. Se quindi da una parte, in Sirbo c'è grande intensità difensiva e un Bendzius cannoniere, dall'altra c'è una disparità sulla continuità di prestazioni più che evidente. Dopo ancora qualche canestro di Robinson, infatti, basta una tripla di Datome per mettere in panico i sardi, che piomba nel nervosismo e negli errori arbitrali: un possibile fallo di Gentile su Hines, unito al solito fallo tecnico di Bucchi, hanno permesso il riaggancio.

Ma qui ecco gli errori gravi di una Dinamo comunque sempre sul pezzo: troppa confusione nei possessi, dovuta alla fretta di concludere, e ben 5 palle perse in fila.

Il sorpasso è un gioco, per Milano: Baron va di triple e ribalta il match, prima del finale Voigtmann preclude il sorpasso, Bendzius risponde da metà campo ma è troppo tardi: il primo tempo, combattutissimo e nervoso, si conclude con i meneghini in vantaggio 39-38.

I duellanti. Gigi Datome, 35 anni, ed Eimantzas Bendzius, 33 anni, migliori in campo delle rispettive squadre (LaPresse/Luigi Canu)


Chi è re di triple. Il pregio della Dinamo, a differenza di altre partite perse in maniera amara, è quello di analizzare gli errori e rimediare per restare in partita. Prova ne é quando, al rientro, alle bombe di Napier e Shields rispondono Dowe, Jones e Stephens, con intesa, ragionamento e precisione nelle conclusioni da sotto canestro.

In particolare, la coppia americana ha convinto per le sue combinazioni passaggio-palleggio-tiro, riportando per poco il vantaggio in casa Dinamo.

Per poco, appunto, finché non si è risvegliato Datome, il capocannoniere del match che ha ripreso a mettere in difficoltà i sardi con le sue magie. Di fronte a lui Bucchi parrebbe doversi inchinare, ma si tiene a galla con le triple di Kruslin e Treier.

Purtroppo, però, due bomber non ne fanno uno, e Datome dà prova di ciò nel secondo tempo, da tutte le parti, con l'aiuto di un Melli determinante ai rimbalzi e di uno Shields fulmineo nel prendere palla e andare a segno.

Anche l'ex NBA, però, non è perfetto a concludere, e colpisce due volte il ferro, ma la precisione di Dowe dalla lunetta è subito vanificata: pallone perso da Jones, fallo ingenuo dell'ex Bamberg su Napier, poca lucidità, e tre tiri liberi su 4 segnati da Messina.

Finisce così, con la Dinamo che coglie solo la soddisfazione del miglioramento, ma che deve solo prendersela con sé stessa per non esser riuscita, in un momento cruciale (ancora una volta), a tenere unghie e denti stretti per tentare di compiere l'impresa.

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