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E' morto l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, aveva 98 anni ed era malato da tempo

IL LUTTO

Presidente della camera, ministro dell'interno all'epoca del governo Prodi, parlamentare di lungo corso, dirigente del Partito Comunista Italiano, primo a essere stato eletto due volte Capo di Stato



Giorgio Napolitano il giorno della sua seconda elezione a Capo di Stato, avvenuta il 10 maggio 2006 (GETTY)


📍ROMA

Di Gianluca Scanu



Grazie di tutto, Giorgio. Grazie di essere stato il nostro capo di stato, per ben due volte, per aver cercato sempre il bene comune, aver avuto intelletto e sincera politica per la vita politica italiana ed interesse per il destino delle nazioni.

Il nostro presidente della Repubblica, l'unico ad aver ricevuto due volte il mandato, si è spento ieri all'età di 98 anni dopo una lunga malattia, causa la quale era ricoverato 4 mesi. Una vita onorevole, dal PCI allo scranno del Presidente della Repubblica, passando per i ruoli di europarlamentare e senatore a vita, ruoli in cui ha sempre fatto di tutto per tenere in piedi - e con grande onore - la nostra nazione.

Un uomo che ha vissuto quasi un secolo, che ha attraversato diversi periodi storici dell'età contemporanea, che è stato un interprete fedele della Costituzione, abbandona la sua battaglia più importante: non politica, ma con la vita, dopo quasi 100 anni di vita. Ma il suo onore non si limita ad accompagnarlo in cielo, alla gloria eterna, ma anche a essere un eterno esempio per i politici di oggi e di domani.


Vita in stato vegetale. Lo storico capo di stato era ricoverato da tempo in una clinica di Roma, per la precisione da 4 mesi: negli ultimi giorni, abbiamo assistito a un evidente complicazioni delle condizioni di vita, agli occhi della sua famiglia e del consulente per la comunicazione, nonché amico di una vita, Giovanni Matteoli.

I due figli Giulio e Giovanni, coscienti dei problemi di salute che affliggevano il politico napoletano, lo andavano a trovare tutti i giorni assieme alla moglie Clio Maria Bittoni (classe 1944), già dai tempi della sua operazione all'addome allo Spallanzani e, ancor prima, un intervento ai polmoni subito due giorni dopo l'inizio del suo secondo mandato.

Il 24 aprile 2018, nove giorni dopo un colloquio con Mattarella, ebbe un malore, nemmeno troppo grave.

Ma la malattia che lo ha colpito quest'anno era troppo grave per andare avanti, tanto che a inizio a settimana i medici avevano staccato le macchine per la respirazione, affinché il cuore potesse continuare a battere fino alle 19:45 di ieri, orario del suo decesso.


Carriera storica. A rendere la sua vita onorevole, negli anni, è stata la cultura conosciuta da giovane: fin da ragazzo ha aderito alla causa antifascista, nonché a battaglie per lo sviluppo sociale e il progresso sia in Italia che in Europa.

Membro quindi del Parlamento Europeo, fonda e diventa presidente della Commissione Affari costituzionali, promosse per il rafforzamento delle istituzioni comunitarie per il nostro continente.

Verso la fine degli anni 60 diventa esponente storico del Partito Comunista Italiano, inventando quella che è la corrente migliorista, in quanto intendeva migliorare le condizioni di vita dei lavoratori senza rivoluzionare il capitalismo.

Dopo aver perso lo scranno di segretario del partito, viene eletto nel 1992 Presidente della Camera, succedendo a Scalfaro, e poi il 10 maggio 2006 Capo dello Stato italiano succedendo a Ciampi (altro presidente defunto), nell'anno della salita di Prodi a Premier e della vittoria della nostra Nazionale ai mondiali di Berlino.

Mandato che viene rinnovato nel 2013, che lo consacra come unico italiano a esser diventato Capo di Stato due volte, fino al 2015, anno delle sue dimissioni e del passaggio a senatore a vita della nostra Repubblica.


Funerali di stato. Camera ardente allestita a Palazzo Madama, come annunciato da La Russa, già da questa domenica.

Per quanto riguarda i funerali di stato, è molto probabile che si svolga a breve un Consiglio dei Ministri per decidere sulla cerimonia di Stato, come da tradizione per i Presidenti emeriti della Repubblica.

Nel suo caso, tuttavia, potrebbero essere laici, pari a quelli desiderati da Pino Ingrao davanti a Palazzo di Montecitorio.

E poi, giustamente, bandiere a mezz'asta al Senato e, domani, negli edifici pubblici, con un giusto minuto di silenzio in tutte le manifestazioni sportive, manifestazioni che lui ha sempre amato, come dichiarato dal Presidente del CONI Malagò e della FIGC Gravina: "Straordinario tifoso della maglia azzurra, ne ha esaltato i valori e ne ha condiviso passione ed emozioni con tutti gli italiani in diverse occasioni. Per tutti noi resterà sempre il Presidente Campione del Mondo"

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