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  • Immagine del redattoreGIANLUCA SCANU

L'imprecisione e la generosità son fatali al Napoli: il Barcellona vince 3-1, i campioni d'Italia si divorano l'impossibile sotto porta

BARCELLONA-NAPOLI


L'Italia della Champions perde un'altra squadra: i blaugrana affossano la squadra di Calzona, in gol Fermin, Cancelo e Lewandowski, inutile il gol riapertura di Rrahmani



BARCELLONA 3

NAPOLI 1

Primo tempo: 2-1

Gol: 15' pt Lopez (BAR), 17' pt Cancelo (BAR), 30' pt Rrahmani (BAR), 38' st Lewandowski (NAP)

 

BARCELLONA (4-3-3): Ter Stegen 6; Koundé 6,5, Araujo 6,5, Cubarsí 7, Cancelo 7; Gundogan 6,5, Christensen 5 (16' st Romeu 5,5), Fermin 7 (15' st Sergi Roberto 6,5); Yamal 7, Lewandowski 6, Raphinha 7,5 (36' st Joao Felix sv).

A disp.: Iñaki Peña, Astralaga, Iñigo Martinez, Vitor Roque, Casadó, Unai Núñez, Marc Guiu, Fort.

All.: Xavi 6,5

 

NAPOLI (4-3-3): Meret 7; Di Lorenzo 6, Rrahmani 6,5, Juan Jesus 5,5, Mario Rui 5,5 (19' st Olivera 6); Anguissa 6, Lobotka 7, Traoré 6 (33' st Raspadori 5,5); Politano 6,5 (19' st Lindstrom 5), Osimhen 5, Kvaratskhelia 5,5 (47' st Ngonge sv).

A disp.: Contini, Gollini, Natan, Simeone, Cajuste, Mazzocchi, Ostigard. All.: Calzona 6

 

📍BARCELLONA

L'ANALISI Di Gianluca Scanu



A rappresentare l'Italia della Champions League, ora, resterà solamente l'Inter, di scena stasera contro un'altra spagnola. Sì, perché dopo la Lazio perfino il Napoli deve arrendersi e rassegnarsi all'uscita dalla Champions. Una doppia sconfitta, sia sul fronte della coppa dalle grandi orecchie, sia sull'accesso al Mondiale per Club 2025, che per giunta finisce appannaggio degli odiati rivali della Juventus. Non è bastata la lotta, non son bastate le risposte ai colpi dei blaugrana: troppe occasioni non sfruttate, soprattutto nei 20 minuti decisivi, nonché una qualità ben inferiore ai padroni di casa, hanno dato vita alla vittoria per 3-1 dei catalani e rispedito i partenopei a casa con le pive nel sacco. La squadra di Calzona si vede in un colpo solo gli obiettivi stagionali falliti, contanto anche la sconfitta in Supercoppa e l'uscita dalla Coppa Italia, nonché uno scudetto ormai irraggiungibile: ora come ora, per i partenopei, resta l'obiettivo di una necessaria quanto proibitiva corsa per la qualificazione alla prossima Champions.


Baby Barca. Rimpianto partenopeo che diventa ancora più grande se si pensa che in campo la sfida non era così impossibile: assenti le stelle blaugrana Pedri e De Jong, rispetto all'andata, il baricentro è tenuto da Christensen con l'inserimento in difesa di Cubarsì, classe 2007. L'attacco vede il ritorno di Rapinha, recuperato dopo la distorsione alla caviglia rimediata contro il Mallorca, assieme ai titolari Yamal e Lewandowski. Rimpianto più grande perché invece il Napoli aveva tutti i suoi uomini a disposizione, eccetto Demme e Zielinski, esclusi dalla lista UEFA: difesa con Rrahmani (che ha rifiatato in occasione del pareggio col Torino), e Mario Rui, il quale vince il ballottaggio con Oliveira nel ruolo di terzino sinistro. Traoré guida il centrocampo, e si parte, col Barca che ci mette orgoglio e talento, sfiorando il gol due volte nei primi 10'. Fortuna per i partenopei che né Yamal al 1' né Fermin al 9' non trovano la porta. Il gol è solo questione di minuti: non sarà al 13', con un pallonetto di Cubarsì (finito alto), ma al 15', con Fermìn che dialoga con Rapinha in velocità e fulmina Meret con un rasoterra sul primo palo. Neanche il tempo di rendersi conto di quel che è successo, per il Napoli, che subisce il 2-0: azione che parte dal contropiede di Yamal, assist per Rapinha che si accentra ma colpisce il palo, sul tap-in è un altro ex Inter come Cancelo a siglare il raddoppio.

Nervi saldi. Se non altro, i ragazzi di Calzona hanno il merito di non crollare, di restare uniti e concentrati, rispondendo con sufficienza a un Barcellona che gioca alto. Sfruttando peraltro i soliti varchi difensivi che i blaugrana concedono agli avversari, come fa Politano al 30', servendo Rrahmani che spiazza Ter Stegen con un preciso tiro nell'angolino. E' il gol della speranza, che riaccende i partenopei, i quali vanno vicino al gol del paregio al 34' con un'incornata di Di Lorenzo, ci vuole il miglior Ter Stegen a evitare il tracollo. Non sarà il gol del pareggio, ma è il segnale che il Napoli se la stia giocando con una squadra blaugrana ritrovatasi e rinforzata dai junior, il che rende la partita tutta da gustare. La grinta partenopea non si placa nemmeno a inizio ripresa: aggressività e determinazione, pur arrivando in ritardo ci sono, si rivedono anche Kvara e Osimhen, con il primo che sfiora il palo con un destro a giro, e il secondo che penetra in area e manca di colpire per un fallo del difensore Cubarsì, giudicato regolare dal direttore di gara.

Sprechi fatali. La mancata assegnazione di un rigore che avrebbe potuto risvegliare gli avversari galvanizza e riaccende i blaugrana, che al 10' fanno capire chi comanda: combinazione Cancelo-Rapinha, Meret respinge il sinistro del verdeoro. Ricordate che qualche paragrafo prima abbiamo parlato di rimpianto? Ecco, Osimhen ne é perfetto simbolo, perché seppur i partenopei tengono il pallino del gioco, gli attaccanti guidati dal nigeriano mancano di finalizzare l'ottimo lavoro del centrocampo. E' quindi ora il Barca a reagire, ad attaccare con il suo pressing asfissiante, ci pensa Meret a mettersi in mostra e salvare i suoi dal tracollo. Finché non si concretizza quello che è definito lo "spreco fatale": Lindstrom al 35' di testa manca il gol a porta vuota, sul ribaltamento di fronte combinazione Gundogan-Sergi Roberto che spedisce Lewa in porta. L'ex Bayern, campione della Champions 2019-2020, non si fa pregare per segnare il 3-1 a porta vuota. Pare essere il colpo della resa, ma i partenopei restano aggrappati al match fino al triplice fischio, sfiorando il secondo gol prima con Oliveira (44', traversa), poi con Kvara (2' di recupero, destro fuori di un nulla). Occasioni inutili: il Barca passa e ha il merito di aver creato di più, il Napoli esce a testa bassa, la Juve ringrazia

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