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  • Immagine del redattoreGIANLUCA SCANU

LBA, c'è un cantiere: la Dinamo deve ricostruire la squadra, tra ritorni e addii

BASKET - SERIE A



Situazione Dinamo che pare essere di nuovo al completo: dopo l'addio di Nikolic, con Stephens la squadra è al completo rispetto agli obiettivi estivi


DOHA


L'analisi Di GIANLUCA SCANU


Cantiere aperto, in casa Dinamo. Dopo il ritorno di Dowe dall'infortunio e la conseguente scissione del contratto della meteora Nikolic, per la prima volta in questo campionato il progetto Dinamo appare completo e, soprattutto, ben chiaro rispetto a com'è stato studiato durante l'estate.

Sì, non c'è più Onuaku, ma adesso il gruppo è quello desiderato in estate, per tentare la ribalta. Non è una novità, quella del work in progress in corsa durante la stagione, ma ora c'è da dare delle risposte a un pubblico che, dopo la sconfitta con Milano (la sesta stagionale, solo in campionato), esige assolutamente delle risposte positive, nonostante sappiano che ci sono stati diversi fattori a pesare su un proprio campionato iniziato male e, di conseguenza, necessitante di lavori.

Tempo stretto. Come accade da ormai troppo tempo, i tempi non sono stati galanti con Sirbo. Diciamocelo: chi si aspettava che dopo la raggiunta finale di Supercoppa e un ottimo precampionato, avremmo assistito a un altro campionato tormentato, condotto in maniera inferiore rispetto a quanto la Dinamo potrebbe (e dovrebbe) fare?

Il tempo non sente ragioni davanti a una condizione fisica precaria e alla mancanza dell'unione del gruppo, nuovo più per caratteristiche che per numeri, o davanti al gioco troppo offensivo (grazie, inizilamente, a Onuaku).

Ad ammazzare il tempo, però, è arrivato Stephens, ex Cagliari e quindi vecchia conoscenza della Sardegna. Anche qui, tuttavia, vale quanto detto sopra: le aspettative alte non son state ancora ripagate, in quanto nelle precedenti due partite l'americano ha dimostrato tutti i suoi limiti. Ma anche qui, pare bisognerà attendere per vedere risultati.


Anelli deboli. Restano dunque tre punti su cui lavorare. Il primo, i duelli: tale compito, spesso, è stato affidato al solo Robinson, ma esso stesso, complice una mostrata mancanza di fiducia, non ha ancora ripagato. E' solo un esempio: la squadra, nel complesso, è ancora discontinua, come dimostrano le buone prestazioni di Dowe e Jones, alternate ai disastri di Treier e Gentile e a un Diop che è calato dopo l'ottimo avvio. E' questo, dunque, il secondo punto: la crescita di una panchina, cosa che (quasi) tutte le altre squadre militanti in Serie A hanno già affrontato.

Mai quanto, però, l'aspetto psicologico: ancora, dopo sconfitte di un certo peso, come quelle con Milano e Bologna, non sono arrivate vere e proprie reazioni, segno che nella testa qualcosa non funziona. Questo terzo punto necessita, quindi, di due elementi: reazione d'orgoglio e fiducia. Domani, col Tortona, vedremo se arriveranno.

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