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Lutto nell'atletica leggera: addio a Dick Fosbury, il saltatore che rivoluzionò il salto in alto

Il campione olimpico a Messico 1968 aveva 76 anni, rivoluzionò il salto in alto con uno stile imprescindibile usato tutt'oggi



Dalla redazione

Di Gianluca Scanu



Quel salto di schiena a Città del Messico, che gli permise di passare alla storia dell'atletica leggera e dello sport in generale, quella tecnica con cui sbancò le Olimpiadi del 1968 resteranno vive in eterno. Non chi le inventò, invece, dato che Dick Fosbury ha perso la gara più importante: quella con la vita. Già, il campione olimpico rivoluzionario del salto in alto è morto domenica mattina, nel sonno, dopo aver combattuto a lungo con una malattia. L'annuncio è arrivato ieri sera dal suo agente, al termine di accertamenti che non hanno dato gli esiti sperati. Ci lascia un altro grande campione, un altro grande esempio, che ha ispirato tanti grandi atleti, quali l'ultimo campione italiano del salto in alto Gianmarco Tamberi.


La conferma della morte. E' il suo agente manager, ieri sera, a comunicare la triste notizia e la causa di essa stessa: "È con grande dolore che devo comunicare la notizia che l'amico e assistito di lunga data Dick Fosbury si è spento serenamente nel sonno domenica mattina presto dopo una ricaduta del linfoma".

Ray Schulte (così si chiama l'agente, ndr) aggiunge che "Dick mancherà molto agli amici e ai fan di tutto il mondo. Una vera leggenda, e amico di tutti!"


Quel salto... Un giovane Fosbury in azione alle Olimpiadi di Messico 1968, con cui consacrò il suo stile dorsale divenuto verbo oggi (GETTY)


Cenni e stile. Nato a Portland nel 1947, aveva iniziato a sperimentare tecniche alternative allo stile ventrale (chiamato così in quanto consiste nel superare l'asta con il ventre verso di essa, ndr) già da adolescente. Come ogni obiettivo magno da raggiungere, però, si rivelò una strada lunga e tortuosa. La consacrazione del perfezionamento avvenne alle Olimpiadi di Messico 1968: una serie di salti perfetti, con il picco di 2 metri e 24 centimetri. Roba da ascensore umano, non a caso record olimpico, con la sua tecnica preferita resa possibile grazie all'utilizzo di materassini per l'atterraggio al posto della sabbia.


L'eredità. Lo stile Fosbury, da quel momento, è divenuto verbo nel salto in alto: rotazione del corpo durante il salto, e atterraggio sulla schiena. Criticato all'inizio, e oggi fondamentale per chi fa salto in alto, già alle Olimpiadi di Monaco di Baviera si espanse a macchia d'olio, dato che più di 2/3 degli atleti saltarono con la tecnica Fosbury. Il campione si era frattanto ritirato, ma ha avuto la possibilità di vedere coi suoi occhi che i suoi metodi sono serviti, permangono tuttora, e soprattutto sono privi ad oggi di una valida alternativa.



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