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Napoli Campione d'Italia! Dopo 33 anni azzurri sul tetto della Penisola, mai trionfo fu più meritato


Un carrozzone in Piazza del Plebiscito, per festeggiare il terzo scudetto del Napoli, atteso 33 anni (SKY Sport)

NAPOLI CAMPIONE


Il commento di Gianluca Scanu

Per vedere l'analisi clicca qui: (in attesa di pubblicazione)


Cari lettori...

Non si può restare in silenzio di fronte a questo capolavoro. Un capolavoro a forma di Napoli, che da stasera ritorna a conoscere l'atmosfera dello scudetto, dopo 33 anni.

Dall'era di Maradona alla festa odierna sono passati 33 anni, lo ripetiamo ancora, perché pur essendo tanto tempo, fa capire quanto dolore e quante delusioni, talvolta beffarde, il popolo partenopeo abbia dovuto masticare.

Quanto il passaggio da Ferlaino a De Laurentiis sia stato significativo, per riportare una grande piazza in alto.

Ci son voluti 22 anni, da quel 17 giugno 2001, giorno in cui iniziò l'inferno di Ferlaino, culminato col fallimento, per far cadere quel regno del nord che sembrava incontrastabile.

Il Napoli c'è riuscito, grazie agli ingredienti che noi amanti del calcio dovremo sempre avere.


Gli ingredienti chiave

La fame di vincere. Quella fame che sembrava impossibile soddisfare gli anni scorsi, e che quest'anno tutti (o quasi, tipo un certo Sirigu, partito in inverno) hanno soddisfatto unendo le proprie forze e giocando principalmente per divertirsi e divertire.

Ovvio che Spalletti ha i suoi meriti, dato che la guida del ct è sempre fondamentale.

Un allenatore criticato a Roma e a Milano, perché non ha vinto, e soprattutto ha litigato con i capitani Totti e Icardi.

Ma forse voleva introdurre nelle teste dei calciatori un'idea vincente, ed è stato incompreso.

Col Napoli ce l'ha fatta: merito anche della rivoluzione della rosa operata da De Laurentiis in estate (che ha visto l'addio di Koulibaly e Insigne), il ct toscano per la prima volta si prende una grande rivincita su tutti e da stasera entra meritatamente nella hall of fame dei campioni d'Italia.

Il suo braccino è solo un ricordo, non si è mai arreso e ha tenuto alta la squadra pure dopo le clamorose batoste invernali-primaverili.

Come tutti abbiamo detto che il campionato si sarebbe potuto riaprire, quando gli azzurri son caduti a Milano con un'Inter in chiaroscuro, o in casa con Lazio e Milan, come abbiamo detto che la squadra non era così invincibile dopo l'amaro euroderby o l'uscita in Coppa Italia contro la Cremonese, e a proposito di scaramanzia, che Spalletti ha la maledizione del secondo posto attaccata addosso.

Quest'anno, niente di tutto questo. Spalletti is on fire, ha vinto con largo anticipo, regalando un sogno assente da 33 anni. Ma, ovviamente, non solo grazie alle sue potenzialità da ct numero 1 d'Italia.


Una squadra spettacolare

Il team che tutti sognano. Che gioca unito, dentro e fuori dal campo.

Che prima di tutto, gioca. Solo la passione può portare al divertimento, e quindi, a tirar fuori la grinta e non esser mai stanchi o sentire la pressione, fallendo.

La squadra, quest'anno, partita dopo partita lo ha capito: a noi di Tribuna Sprint son bastate tre partite per prevedere questo trionfo. La prima è stata la partita d'esordio, a ferragosto, sotto un sole cocente di Verona. 5-2, e quel Kvaratskhelia, in passato voluto dalla Juventus, che da figurina è passato subito a scommessa vinta, o se preferite sorpresa.

La seconda è la vittoria di San Siro. Battuti i campioni in carica del Milan, mostrando coraggio e gioco spettacolo, e facendo capire che il nord, alla fin fine, non era così invincibile dopo tutto.

Bastava aver la testa, la coesione, la grinta, la fame, il tutto unendo gli intenti degli 11 in campo.

Ma la partita cruciale, quella che ha portato al trionfo di oggi, è stata la sfida del Maradona, quel 5-1 contro la Juventus che ha fatto capire definitivamente chi fosse il bomber di quest'anno. Quel Victor Osimhen con la maschera, divenuto talismano della tifoseria partenopea.

Ma è merito di tutti, come detto. Di un gruppo che annovera un portiere che non ha mollato mai, nemmeno dopo le batoste degli anni di Gattuso, qual'è Alex Meret.

Di una difesa che, ad ogni partita, qualunque risultato sia, è divenuta una certezza, di Juan Jesus che non si è mai arreso, di Mario Rui, Demme, le sorprese Kim, Olivera e Rrahmani.

Di un centrocampo esplosivo, dai senatori Zielinski, Lobotka ed Elmas, ai colpi estivi Ndombelé, Anguissa e Oostigard.

E di un attacco che segna a più non posso, da Simeone a Politano, dal capocannoniere Osimhen alla scommessa vinta Kvaratskhelia. Tutti uniti, verso un trionfo atteso 33 anni, tra dolori e poche gioie.


Vendetta e dediche

Ciro Ferrara, a DAZN, ha decantato quel numero 33, che sono gli anni che i partenopei han dovuto attendere fino al trionfo odierno.

33 "come gli anni di Cristo", dichiara l'ex difensore. Un Paradiso ottenuto col sacrificio, con una "via crucis" iniziata dalla fuga del precedente bomber, deceduto ma eternamente vivo ed eterno simbolo di Napoli, Diego Armando Maradona in Argentina per il suo scandalo doping.

Un percorso di sofferenze proseguite negli anni 90 e 2000, con tre retrocessioni in Serie B, l'ultima della quale è fatale a Ferlaino.

Infatti, nel 2004 il fallimento del presidente dei primi due scudetti, la caduta in C1 e il passaggio a De Laureentis.

Se dai campi dell'interessante calcio di provincia, quali il Tursi di Martina e il Tomei di Sora, il Napoli oggi è nel Paradiso della Serie A e gioca in campi europei quali il Bernabeu e l'Anfield, il tanto contestato e reso oggetto della satira web presidente De Laurentiis ha qualche merito.

Quel presidente che ha dovuto arrivare in Serie A con un terzo posto in Serie B, ottenuto all'ultima giornata con un amaro pari a Genova.

Che ha vinto intanto 3 Coppe Italia negli anni 2010. Che ha riportato i partenopei in Champions League.

Che ha dovuto subire ingiustizie (a sua detta, ndr) come il passaggio di Higuain in bianconero nel 2016, la perdita dello scudetto nel 2018 anche per quel Juve-Inter di Pjanic non espulso, ha dovuto vedere Sarri e Milik vestire bianconero, e cedere Koulibaly e Insigne, suoi uomini di fiducia, a malincuore.

Ma la rivoluzione, il gruppo, il ct, e tutto il resto lo hanno ripagato. Uno scudetto dedicato, ovviamente, al Pibe de Oro. Al re eterno della città. Una città che, meritatamente, da stanotte, è CAMPIONE D'ITALIA.

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